Con le nuove tecnologie la protesi dell'anca è oggi una risposta anche ai pazienti più giovani

2019-08-29
Con le nuove tecnologie la protesi dell'anca è oggi una risposta anche ai pazienti più giovani

Il dottor Carmine Cucciniello, già Primario del Centro di Chirurgia dell'anca displasica dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano, è una delle eccellenze mediche che la Casa di Cura San Camillo di Milano è riuscita a inserire nel proprio organico. Dopo la laurea, il dottor Cucciniello ha iniziato la formazione presso l’Istituto Ortopedico Pini, allievo e poi collaboratore per circa vent’anni del professor Gianni Randelli, Primario del Centro di Chirurgia dell’anca displasica. Ha poi perfezionato la sua preparazione professionale con soggiorni di studio all’estero in Gran Bretagna, Stati uniti, Germania e Giappone. Dal 2001 Direttore (Primario) dell'U.O. di Ortopedia e Traumatologia Geriatrica, successivamente Direttore della U.O. di Ortopedia e Traumatologia Correttiva, della U.O. di Ortopedia e Traumatologia CTO, infine Direttore (Primario)del Centro di Chirurgia anca displasica. Ora continua a curare i pazienti presso la Casa di Cura San Camillo di Milano, in una struttura di grande prestigio e di elevati standard clinico-chirurgici.

Dottor Cucciniello, in molti oggi parlano di chirurgia mininvasiva dell’anca, a volte anche in maniera inappropriata. Ci spiega esattamente in cosa consiste?
Il termine di chirurgia mini invasiva dell'anca indica una chirurgia moderna con risparmio non solo dei tessuti molli (cute, sottocute, muscoli) mediante utilizzo di vie chirurgiche con incisione ridotte ma, sopratutto, mediante utilizzo di steli protesici corti (short stem) grazie ai quali si ottiene un risparmio di osso notevole. Tutto ciò porta a un traumatismo minore, con tempi chirurgici molto ridotti e un recupero funzionale del paziente alla vita sociale più veloce.

È corretto dire che a volte si pensa più all’aspetto estetico che a quello sostanziale? Che cioè il paziente si preoccupi più della cicatrice che dell’operazione?
In effetti il paziente talora pone l'attenzione sull'aspetto estetico dato dalla cicatrice "più corta”. Ma in realtà è molto più importante l'utilizzo di una protesi di anca più moderna nel design e nei materiali tale da consentire un recupero veloce ad una vita normale.

Che cosa si intende per tecnica mini invasiva con accesso anteriore?
Per chirurgia mini invasiva con accesso anteriore si vuole indicare una tecnica chirurgica che ha preso piede negli ultimi anni e che consente, certamente, un risparmio di tessuti molli ma che ha, a differenza di altre vie chirurgiche - quale, ad esempio, la "laterale diretta" -, tempi di esecuzione più lunghi anche se effettuata da chirurghi esperti. Inoltre ha alcune limitazioni, a mio avviso, quali la scarsa applicabilità in pazienti obesi, e ancor più se affetti da dimorfismi del terzo prossimale del femore sia, essi, su base displasica, sia in esiti di traumi.

Cosa è cambiato con l’utilizzo degli steli corti?
L’utilizzo di protesi a stelo corto ha permesso di arrivare a una chirurgia più veloce, meno traumatica, adatta anche a pazienti giovani.

Quali materiali vengono utilizzati oggi per la protesi all’anca?
Da alcuni anni, ormai, possiamo affermare che è in disuso l'utilizzo del cemento nella chirurgia protesica dell'anca. Oggi sono utilizzati materiali moderni quali il titanio e, per l'accoppiamento testa/cotile, la ceramica delta. Tutto ciò si traduce in una elevata affidabilità, con una ottimale osteointegrazione dell'impianto.

Spesso i problemi all’anca vengono collegati a un’età avanzata del paziente: in realtà sono numerose anche le problematiche più precoci. Come cambia l’approccio chirurgico nei confronti di chi ha ancora lunghe aspettative di vita?
Nel passato si identificava il paziente anziano affetto da artrosi dell'anca come candidato ideale all'intervento di protesi totale di anca. Oggi, proprio grazie alle moderne tecniche chirurgiche accompagnate dall'utilizzo di materiali e protesi di ultima generazione, possono affidarsi al chirurgo anche quei pazienti giovani affetti da artrosi dell'anca sia essa primaria, sia essa secondaria, in esiti di displasia dell'anca o in esiti di traumi.

Al San Camillo si affronta la problematica dal punto di vista della sua individuazione e della scelta di un percorso riabilitativo. La ricerca si concentra sulle molecole prodotte per spegnere processi infiammatori

Racconta il dottor Camerota: "In Casa di Cura siamo attrezzati per affrontare ogni problematica. In caso di attacco si interviene con strumenti moderni e il paziente torna a casa il giorno dopo"

Sottolinea il dottor Cucciniello: "In questo modo è possibile curare le forme di artrosi. Grazie a materiali e design moderni è più veloce il recupero a una vita normale"