Il Fariseo e il pubblicano

2021-02-13
Il Fariseo e il pubblicano

Il Vangelo della domenica

Luca capitolo 18

9 Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

La piccolezza di fronte alla superbia: potremmo chiamare così il Vangelo che la domenica del perdono ci propone.

Un fariseo e un pubblicano: entrambi salgono al tempio per pregare. Il fariseo prega «stando in piedi», davanti, usando molte parole. La sua è una preghiera di ringraziamento rivolta a Dio, per ostentare i propri meriti, con superiorità verso gli «altri uomini», qualificati come «ladri, ingiusti, adulteri», come, ad esempio, «questo pubblicano» (v. 11).

Egli prega Dio, ma in verità guarda e prega se stesso! Non si prostra davanti a Dio; sta in piedi, sicuro e si loda della propria osservanza dei precetti, il suo atteggiamento e le sue parole sono lontani dall'insegnamento di Dio, il quale ama tutti gli uomini e non disprezza i peccatori. Quel fariseo invece li disprezza, come disprezza quel pubblicano che vede in un angolo del tempio, a pregare. «Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E tu, perché disprezzi il tuo fratello?» dice proprio oggi la lettura di san Paolo ai Romani.

Questo fariseo trascura il comandamento più importante: l'amore per Dio e per il prossimo. Di fronte a questa Parola comprendiamo che non basta chiederci «quanto» ma anche «come» preghiamo, guardare al nostro cuore, per scovare e rigettare superbia e ipocrisia.

Il pubblicano dice poche cose: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» all'insegna della piccolezza, della consapevolezza del senso di precarietà di fronte a Dio. Egli ci mostra la condizione necessaria per ricevere il perdono del Signore. Agisce da umile, peccatore bisognoso di pietà. Se il fariseo non chiedeva nulla perché aveva già tutto, il pubblicano può solo mendicare la misericordia di Dio.

Se Dio predilige l'umiltà è perché è la condizione per essere rialzati da lui, così da sperimentare la misericordia che viene a colmare i nostri vuoti. Dio ha una predilezione per gli umili. «Davanti a un cuore umile, Dio apre totalmente il suo cuore» (papa Francesco). «Umiliamoci! Umiliamoci nella preghiera, sempre. Quando dobbiamo umiliarci di più se non quando siamo soli con Dio, noi così sporchi, così peccatori, così ingrati, così mancanti, lui così grande e così santo! Umiliamoci in tutto» (Charles de Foucauld).

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Ogni Mercoledì ore 17.30

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