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Il Triduo pasquale quale vertice dell'anno liturgico: come lo celebra il rito ambrosiano

2020-04-08
Il Triduo pasquale quale vertice dell'anno liturgico: come lo celebra il rito ambrosiano

Padre Aldo Magni, rettore del Santuario di san Camillo de Lellis, ci aiuta a capire il senso del Triduo pasquale nel rito ambrosiano.

 

Il triduo pasquale è il vertice di tutto l'anno liturgico, i giorni in cui si fa memoria della passione, morte e risurrezione di Cristo: esso decorre dalla celebrazione vespertina del giovedì santo, con la messa “in cena Domini”, fino ai vespri secondi della domenica di Pasqua. La struttura e la dinamica propria del triduo pasquale ambrosiano ci permettono alcune considerazioni di un certo interesse circa la determinazione cronologica dei tre giorni più importanti dell’anno liturgico cristiano.

È risaputo infatti che, originariamente, il triduo pasquale era composto da venerdì santo, sabato santo e domenica di pasqua; quando si volle commemorare anche l'istituzione dell’eucaristia si aggiunse, come appendice, la celebrazione della messa "in cena Domini" alla sera del giovedì santo. Questo fatto, congiunto alla prassi, diffusasi in epoca medievale, di anticipare - contro logica - al mattino le celebrazioni del triduo pasquale, finì col far percepire il triduo stesso come composto da giovedì santo (al cui mattino si celebrava la messa “in cena Domini”), da venerdì santo (al cui mattino si celebrava la passione del Signore) e sabato santo (al cui mattino si celebrava la veglia pasquale). Esito paradossale di queste illogiche anticipazioni fu quello di escludere dal triduo la stessa domenica di Pasqua.

La riforma voluta da papa Pio XII nel 1951 e 1955 prima, e quella promossa dal concilio Vaticano II poi, hanno restituito al triduo pasquale la sua unità e organicità anche se, soprattutto nella liturgia romana, la celebrazione vespertina del giovedì santo trova una qualche difficoltà di lettura e di collocazione, tanto è vero che si è proposto di interpretarla come celebrazione inaugurale con lo scopo di presentare non tanto la “dimensione storica” del mistero pasquale, quanto la “dimensione rituale”. Invece, come vedremo poi e qui anticipiamo, la celebrazione ambrosiana del giovedì santo sera non commemora propriamente (o meglio: non solo) l'istituzione dell'eucaristia, ma è già solenne commemorazione liturgica della passione di Cristo, configurandosi, per così dire, come celebrazione dei “primi vespri” del primo giorno del triduo pasquale, che è appunto, secondo la tradizione più antica e originaria, il venerdì santo.

Riprendendo dunque una terminologia tradizionale (che troviamo già in sant'Ambrogio e poi in sant'Agostino), potremmo dire che il triduo pasquale ambrosiano mette in evidenza chiaramente e con perfetta coerenza liturgica tale successione di tempi: dalla celebrazione vespertina del giovedì santo fino a quella del venerdì santo inclusa decorre il primo giorno del triduo, quello del Christus patiens, il giorno della passione e morte del Signore; dal venerdì santo sera fino all'inizio della veglia pasquale esclusa il secondo giorno, quello del Christus dormiens, il giorno del silenzio assoluto e del lutto, privo di ogni celebrazione liturgica perché la Chiesa piange lo Sposo addormentato nel sepolcro; dalla veglia pasquale ai secondi vespri di pasqua, il terzo giorno, quello del Christus resurgens, il giorno della vittoria sulla morte e della gloria di Cristo risorto.

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