L'ossigeno-ozonoterapia, un sostegno non invasivo nella riabilitazione ortopedica

2019-05-24
L'ossigeno-ozonoterapia, un sostegno non invasivo nella riabilitazione ortopedica

Il dottor Enrico Chieffo, durante il percorso formativo, ha acquisito una buona capacità manuale utile nell’impostare programmi riabilitativi individuali per pazienti ortopedici, sportivi e non, pre/post chirurgici, neurologici, ambulatoriali o degenti e nell’esecuzione delle seguenti terapie mediche: manipolazioni vertebrali e periferiche, mesoterapia, infiltrazioni articolari, ossigeno-ozonoterapia. Appassionato delle problematiche della colonna e di tutte le articolazioni, valuta il paziente nel suo insieme. Dal 2012 è coordinatore del reparto di Riabilitazione Clinica San Camillo Milano. E da sempre ritiene l’ossigeno-ozonoterapia lo strumento più efficace per coloro che soffrono di problematiche muscolo-scheletriche.

Dottor Chieffo, che cosa l’ha spinta a inserire l’ossigeno-ozono terapia nell’ambito della sua attività professionale?
La scelta dell’ossigeno-ozonoterapia è stata fatta per non nuocere al paziente con l’utilizzo di farmaci come i Fans o, ancor peggio, gli steroidi. Ritengo che l’approccio terapeutico del medico debba essere il meno invasivo possibile e debba avvenire nel rispetto dei tessuti, e quindi del paziente. È stato dimostrato che l’ozono viene liberato dai nostri globuli bianchi quando devono contrastare un’infezione, quindi è parte di noi e somministrarlo insieme all’ossigeno vuol dire usare molecole che normalmente si trovano nel nostro corpo. Nei numerosi anni di esperienza e di utilizzo dell’ossigeno-ozono ho avuto molti risultati importanti da questa affascinante combinazione molecolare. È interessante vedere che oggi tanti pazienti sofferenti di cervico-brachialgia o di lombo-sciatalgia arrivano chiedendo di fare il percorso di ossigeno-ozono perché ne hanno sentito parlare molto bene da alcuni amici.

Ci può fare qualche esempio?
Nella mia attività ambulatoriale e di consulenza presso strutture dedicate alla riabilitazione ortopedica vedo numerosi pazienti con problematiche muscolo-scheletriche, soprattutto con patologie vertebrali molto serie. Nel tempo ho ripetutamente constatato che con l’ossigeno-ozonoterapia si ottengono miglioramenti rapidi, sostanziali e duraturi della sintomatologia algica e della conseguente limitazione funzionale persino nei quadri più compromessi. E inoltre, fatto altrettanto significativo, nella mia casistica ho visto ridursi drasticamente la necessità di risolvere tale sintomatologia, anche in fase acuta, con i corticosteroidi. Esemplificando attraverso una delle situazioni che si presentano più comunemente al fisiatra: la possibilità di gestire una lombo-sciatalgia, sia pur grave e disabilitante, con un trattamento locale che si effettua con iniezioni intramuscolari in sede paravertebrale non dolorose, privo di controindicazioni ed effetti collaterali com’è l’ossigeno-ozonoterapia, costituisce un enorme vantaggio, innanzitutto per il paziente ma anche per lo specialista. Analogo discorso si può fare per la sintomatologia artrosica, trattabile con inoculazioni intrarticolari. Non bisogna dimenticare che nella popolazione dei pazienti candidati al trattamento fisiatrico per problematiche del tipo citato, ci sono anche tanti pazienti che per comorbidità - disfunzioni renali, epatiche, metaboliche - non possono assumere antinfiammatori steroidei e talora anche Fans.

A tale proposito come si integra l’ossigeno-ozonoterapia con gli altri tipi di trattamento fisiatrico?
Direi che ne può rappresentare la fase preparatoria, in quanto la riduzione del dolore, dello stato infiammatorio è la conseguente regressione dei compensi posturali antalgici sono la premessa necessaria per poter procedere con un percorso fisioterapico completo, quindi con gli esercizi di recupero dell’articolarità e della forza muscolare, per il corretto controllo neuromotorio e la creazione di un core addominale competente. Come fisiatra ho trovato e trovo nell’ossigeno-ozonoterapia un valido alleato: è una specie di trattamento adiuvante nei confronti delle attività di riabilitazione vera e propria. Lo stesso vale, per quanto mi riguarda, per l’intervento osteopatico quando indicato: le contratture muscolari di varia natura che ostacolano o rendono meno efficace la manipolazione possono essere risolte dal trattamento preventivo con ozono, mentre l’osteopatia mi permette di ripristinare la corretta distribuzione dei carichi e quindi di liberare dalla compressione la radice nervosa sofferente per l’ipossia.

Come agisce l’ossigeno-ozonoterapia in questi casi?
La miscela gassosa che viene inoculata agisce localmente riducendo il dolore, limitando la liberazione di mediatori flogistici, attivando il microcircolo, apportando ossigeno. Nei casi di lombo-sciatalgia associata a protusione o ernia discale questi effetti si traducono nel rilassamento della muscolatura paravertebrale, nella rimozione dell’atteggiamento posturale antalgico, nella riduzione dell’edema periradicolare, nel ripristino della vascolarizzazione a livello delle radici spinali compresse, nell’ossigenazione della radice nervosa e, in ultimo, nel miglioramento del trofismo del disco intervertebrale. Inoltre l’ozono è un potente antimicrobico, proprietà che potrebbe assumere altrettanto rilievo se si rivelasse fondata l’ipotesi avanzata da uno studio pubblicato sull’European Spine Journal della coesistenza dell’ernia discale di un’infezione a bassa virulenza da Propionibacterium acnes, batterio che libera sostanze tossiche che irritano la radice nervosa e favoriscono la sintomatologia algica. Anche in questo caso, poter ricorrere a qualche applicazione locale di ozono, piuttosto che a una terapia antibiotica sistemica, è un approccio terapeutico nel rispetto del paziente.

Una considerazione conclusiva, quindi?
La mia considerazione conclusiva è fondamentalmente un auspicio: che l’ossigeno-ozonoterapia riceva sempre più attenzione a livello istituzionale, che possa avere maggiore diffusione in strutture ospedaliere e servizi sanitari territoriali, che rientri nei programmi didattici specialistici a fianco degli interventi tradizionalmente insegnati e, infine, che le conoscenze che via via si accumulano sulle sue proprietà e risultati clinici riescano a contrastare la diffidenza di coloro che ancora non la considerano un’opportunità di trattamento, a vantaggio di approcci più invasivi e gravati da effetti avversi importanti.

 

Il dottor Enrico Chieffo

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