Padre Aldo: «Il santuario, un luogo di accoglienza, dedicato ai malati e a chi cerca conforto»

2019-01-20
Padre Aldo: «Il santuario, un luogo di accoglienza, dedicato ai malati e a chi cerca conforto»

Il santuario dedicato a san Camillo de Lellis, affacciato sull'omonima piazza, è una continuazione - fisica e ideale - della Casa di cura intitolata a chi dedicò un'esistenza intera all'assistenza dei malati, generando una Compagnia ancora oggi operativa in Italia e nel mondo. Da settembre 2014 il rettore è padre Aldo Magni: “Sono stato chiamato qui perché, nel 2013, si è deciso di dedicare al solo san Camillo de Lellis quello che, in origine, era anche il santuario della Madonna della Salute. Dal momento che ne esisteva anche uno in onore della Madonna della Salute all'interno della struttura universitaria della Ca' Grande, una chiesa che era stata voluta dallo stesso san Camillo, i nomi sono stati separati. Così il nostro è diventato santuario diocesano di san Camillo de Lellis. Diventare diocesani significa essere riconosciuti ufficialmente come luogo di culto, con la conseguente acquisizione del rito ambrosiano”.

Che significato ha la vostra presenza nel quartiere?
In questa zona la parrocchia di riferimento, con tutte le attività tipiche di queste strutture, è quella di san Gregorio Magno. Noi abbiamo una funzione duplice. Innanzitutto siamo legati alla Casa di cura, il cardinale Andrea Carlo Ferrari ci richiamò in questa zona a fine Ottocento, ancora prima che ci fosse l'idea di costruirla: c'era un ambulatorio. In secondo luogo, ci dedichiamo all'opera caritativa. Qui c'era una mensa dei poveri, il cui punto di riferimento era fratel Ettore, che ricordiamo in una zona del santuario. Oggi forniamo un'assistenza agli ammalati della struttura e a chi ci cerca per un aiuto spirituale.

Come influisce la vicinanza dalla stazione Centrale?
Da noi passa la gente che arriva da fuori per lavorare o studiare. Prendono una delle messe del mattino oppure si confessano, mentre la messa al mercoledì, delle 17.30, la celebriamo per i malati.

Nella chiesa è venerata la Madonna della Salute.
La gente viene per l'icona della Vergine, che è una copia di quella che si trova a Roma, nella chiesa di santa Maria Maddalena, che fu affidata a san Camillo de Lellis per farne la sede centrale dell'ordine. Venne donata nel 1614 dalla nobildonna Settimia de' Nobili e si racconta che fosse appartenuta anche a san Pio V, il papa di Lepanto.

Esiste anche un altare dedicato a san Giuda Taddeo: non se ne vedono molti in Italia.
È vero, il nostro è unico dei pochi esistenti. San Giuda Taddeo è il santo delle cause impossibili, come lo è santa Rita da Cascia in campo femminile. Nel suo giorno, il 28 ottobre, la chiesa è sempre piena. Da due anni abbiamo organizzato anche un piccolo triduo, cui la gente partecipa numerosa.

Quali sono le altre ricorrenze del santuario?
Festeggiamo due solennità. La prima è quella dedicata a san Camillo, che fluttua tra il 25 maggio, giorno della sua nascita, e l'inizio di luglio. Questo perché in quel periodo ci sono molte solennità e perché invitiamo sempre un vescovo o un cardinale, quindi si deve tenere conto dei loro impegni. L'altra è legata al 16 novembre: è la nostra festa camilliana dedicata alla Madonna della Salute, che celebriamo nella prima domenica dell'Avvento.

Al San Camillo si affronta la problematica dal punto di vista della sua individuazione e della scelta di un percorso riabilitativo. La ricerca si concentra sulle molecole prodotte per spegnere processi infiammatori

Racconta il dottor Camerota: "In Casa di Cura siamo attrezzati per affrontare ogni problematica. In caso di attacco si interviene con strumenti moderni e il paziente torna a casa il giorno dopo"

Sottolinea il dottor Cucciniello: "In questo modo è possibile curare le forme di artrosi. Grazie a materiali e design moderni è più veloce il recupero a una vita normale"