Domenica del miracolo di Cana

2021-01-17
Domenica del miracolo di Cana

II Domenica dopo l'Epifania

Già più volte abbiamo avuto modo di sottolineare che l'episodio della trasformazione dell' acqua in vino a Cana di Galilea, durante una festa di nozze, da parte del Signore Gesù, nella tradizione liturgica più antica era commemorato al 6 gennaio, nella festa dell' epifania, a motivo della frase che l'evangelista Giovanni mette a sigillo dell'intero episodio quando annota: «Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11).

Per il vangelo di Giovanni si tratta di un fatto straordinario perché è il primo miracolo compiuto dal Signore Gesù, è l'inaugurazione della sua attività pubblica. Oltretutto è importante anche l'inciso: «Manifestò la sua gloria»: infatti nel testo originale greco il verbo "manifestare" ha la stessa radice della parola "epifania" e proprio per questo il miracolo di Cana venne interpretato come la prima "manifestazione", la "prima epifania", che secondo il vangelo di Giovanni Gesù fa di se stesso come Signore e Salvatore, come datore di ogni bene.

La controprova ci viene dalla nostra tradizione ambrosiana. Infatti, nella seconda domenica dopo l'epifania, il lezionario ambrosiano tradizionale proponeva come brano evangelico precisamente il miracolo di Cana, quasi a prolungare la meditazione della Chiesa sui molteplici modi con cui Cristo ha voluto "manifestarsi" al mondo come unico Salvatore. Anche il lezionario attuale, in continuità perfetta con la tradizione ambrosiana più antica, ripropone tutti gli anni, nella seconda domenica dopo l'epifania, tale brano evangelico, che viene così a caratterizzare in maniera molto forte quella che può essere per l'appunto definita la "domenica del miracolo di Cana".

Riflettendo più profondamente su questo episodio "epifanico", ci sono due particolari nella narrazione evangelica che non devono essere trascurati: la quantità dell’acqua trasformata e la qualità del vino prodotto dal miracolo di Gesù.

L'evangelista Giovanni, specifica che si trattava di una quantità enorme di vino: sei giare della capacità di due o tre barili, riempite fino all' orlo! E superiore all’attesa è anche la qualità del vino, tanto è vero che il maestro di tavola si stupisce che sia stato conservato fino alla fine del pranzo un vino così eccellente. Insomma: il vino donato da Cristo, oltre a essere sovrabbondante, è anche eccellente, senza paragone alcuno. Comprendiamo allora il significato profondo del vino di Cana, un vino sovrabbondante per quantità ed eccellente per qualità.  Attraverso questo miracolo, il primo da lui compiuto, Gesù ha voluto dimostrare, ha voluto "manifestare", che solo il suo insegnamento, la sua Parola, i suoi doni di salvezza possono dare pienezza "fino all’orlo", fino a traboccare, alla vita degli uomini.

Ma nel miracolo di Cana avviene anche un'altra trasformazione, forse più importante: è quella che riguarda la vita dei discepoli. Essi erano venuti a Cana insieme al Signore Gesù per quella festa di nozze; il vangelo non ci dice quale fosse il loro stato d'animo quando arrivarono, ma ci dice invece come si era trasformato il loro cuore dopo il miracolo: «E i suoi discepoli credettero in lui». In altre parole possiamo dire che Gesù trasformò l'acqua in vino per trasformare il cuore dei suoi discepoli, per trasformare il cuore di ogni uomo in un cuore credente.

La "domenica del miracolo di Cana" è dunque un invito alle nozze in cui Cristo stesso imbandisce per noi i suoi doni di salvezza, imbandisce per noi il suo vino sovrabbondante ed eccellente, simbolo della sua Parola, della legge evangelica, del senso cristiano della vita, del suo perdono e del suo amore infinito, della sua presenza nell’eucaristia.

E noi tutti, invitati a bere il vino di Cristo, ci accorgeremo che la sua grazia è capace anche di cambiare il nostro cuore, trasformandolo in un cuore credente: un cuore capace di riconoscere in Cristo “il Tutto e il Meglio”!

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