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In quale modo il Coronavirus attacca le cellule dei polmoni, determinando l'insufficienza respiratoria

2020-04-02
In quale modo il Coronavirus attacca le cellule dei polmoni, determinando l'insufficienza respiratoria

Dopo aver affrontato in un primo articolo con la dottoressa Antonella Robbiani, pneumologa presso la Casa di Cura San Camillo di Milano, gli aspetti più “tecnici” del Coronavirus, ora vediamo concretamente come si comporta sugli esseri umani.

Dottoressa Robbiani, in che modo il virus colpisce le vie respiratorie?
Le cellule del polmone dell’uomo sono di due tipi: le cellule ciliate e quelle che producono muco. Quest’ultimo aiuta a proteggere il polmone da agenti batterici e  agenti tossici, mantenendo fluido il parenchima polmonare. Le cellule ciliate hanno la funzione di spazzino. Il nuovo Coronavirus invade rapidamente le cellule dei polmoni umani. E si ipotizza, come avvenuto nella Sars, che vengano colpite le cellule ciliate, facendo perdere la loro funzione di spazzino. Le vie aeree vengono riempite con residui e fluidi per cui si sviluppa una polmonite in entrambi i polmoni e, di conseguenza, la comparsa di dispnea (fiato corto). Il sistema immunitario interviene per combattere l’infezione virale e riparare il danno tessutale polmonare. Quest’ultimo, in risposta all’infezione virale, produce potenti molecole infiammatorie con, in alcuni casi, più danni che benefici. Nel frattempo l’infiammazione rende anche più permeabili le membrane tra i vasi sanguigni e gli alveoli polmonari, con conseguente ingresso di fluido nei polmoni, compromettendo la loro capacità di ossigenare il sangue. A questo punto il danno a carico dei polmoni aumenta, e può arrivare a determinare insufficienza respiratoria.

Il Coronavirus può lasciare conseguenze sui polmoni anche in un soggetto che è uscito dal contagio?
L’Hong Kong Hospital Authority ha evidenziato che, nonostante alcune persone siano guarite dall’infezione severa polmonare da Covid 19, ci siano danni polmonari, con una riduzione della capacità polmonare anche  del 30%, danni che potrebbero essere permanenti. I problemi maggiori si possono verificare durante l’esercizio fisico. Gli esperti comunque concordano nell’affermare che è troppo presto per poter dare dati definitivi sulle conseguenze del Coronavirus. Solo tra otto mesi, quando emergeranno i risultati dei primi studi, sarà possibile avere una quadro più completo.

In quali casi può essere utile sottoporsi a una radiografia del torace? O alla Tac?
Riportiamo uno studio su oltre 1.000 pazienti, pubblicato sulla rivista Radiology, secondo cui “la Tomografia Computerizzata del torace ha superato i test di laboratorio nella diagnosi del nuovo Covid-19". I ricercatori hanno concluso che la TC dovrebbe essere utilizzata come strumento di screening primario per Covid-19, naturalmente da effettuare nei pazienti che presentano una sintomalogia conclamata.

Cosa ritiene potrebbe fare la Casa di Cura San Camillo in questo periodo di grande difficoltà?
A me piacerebbe creare un reparto di post acuti, cioè di pazienti che fortunatamente hanno superato la fase critica: coloro che dovrebbero essere dimessi, ma necessitano di un periodo di osservazione. Abbiamo la possibilità di eseguire saturimetrie notturne, test del cammino, emogasanalisi e, volendo, anche prove di funzionalità respiratoria. Ma qui deve vincere la certezza di non infettabilità dello strumento. Avremmo anche l'opportunità di eseguire l'ormai famoso tampone naso-faringeo, che può dimostrare la definitiva guarigione. In tal modo il rientro al domicilio sarebbe sicuro.

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