Il “metodo Pagano” alla Casa di Cura San Camillo, per curare le emorroidi senza dolore e complicanze

2019-07-04
Il “metodo Pagano” alla Casa di Cura San Camillo, per curare le emorroidi senza dolore e complicanze

Le emorroidi sono una delle esperienze meno piacevoli da affrontare. Alla Casa di Cura San Camillo a Milano il dottor Claudio Pagano adotta il metodo MuRAL, che permette di porre soluzione a tale problema senza dolore e complicanze.

Dottor Claudio Pagano, ci spiega che cos’è il metodo MuRAL?
MuRAL nasce nel 2013: è l’acronimo di Mucopexy Recto-Anal Lifting, che si traduce in italiano con sospensione retto-anale attraverso una mucopessia. Si tratta di una risospensione del tessuto mucoso prolassato che è causa della sintomatologia emorroidaria. In particolare con questo metodo non viene asportato il tessuto prolassato ma sospeso con un filo riassorbibile operando in una zona per natura sprovvista di fibre nocicettive che segnalano il dolore; questo filo inizia a riassorbirsi dopo 3 mesi. Il filo durante questo periodo genera una infiammazione del tessuto che, successivamente, esita in una cicatrice che mantiene fissa in maniera permanente la mucosa alla parete muscolare del retto. Il massimo effetto dell’intervento si nota a circa 6 mesi, quando il filo si è completamente riassorbito ed è terminato il processo cicatriziale.

Si può dire che con questo metodo sia evitato o per lo meno in gran parte limitato il dolore provocato dall’intervento per emorroidi?
Con la MuRAL la sintomatologia dolorosa è molto ridotta. I pazienti che se ne accorgono di più sono quelli in cui le emorroidi sono recidivate dopo le altre metodiche; sono loro a notare la netta differenza e a ringraziare. Tuttavia il dolore non è l’unico aspetto interessante. Quello che colpisce nel metodo è l’assenza, finora, di complicanze maggiori. Sono stati segnalati rari casi di sanguinamento tardivo, dopo una settimana, che comunque non hanno richiesto un altro intervento. Può essere effettuato su pazienti in terapia antiaggregante o anticoagulante, in pazienti anemizzati. I chirurghi a cui l’ho insegnata la gradiscono per la semplicità e la rapidità di esecuzione. È, infatti, un metodo standardizzato semplice da apprendere e rapido da eseguirsi.

Lei ha portato il risultato dei suoi lavori anche all’estero: dove e che riconoscimenti ha ottenuto?
Ho iniziato a mostrare il metodo all’estero nel 2016. I primi che hanno voluto provarlo sono stati i giapponesi di Yokohama; l’hanno subito gradita, hanno voluto testarla per un anno e successivamente si è diffusa molto rapidamente. Mi hanno reinvitato molte altre volte e ho così potuto visitare il Giappone in tutta la sua lunghezza. A settembre di quest’anno verrà molto probabilmente inserita nelle loro linee guida. I giapponesi sono fatti così, molto curiosi e nello stesso tempo diffidenti. Testano molto le novità prima di ritenerle valide. Si sono poi interessati i chirurghi della Germania nel 2018, anche loro la stanno rapidamente adottando. A gennaio di quest’anno sono venuti a trovarmi dalla Thailandia, purtroppo con loro sembra che ci siano attualmente problemi nell’acquisizione del materiale per eseguirla. A giugno al congresso americano della società di chirurgia colorettale, a cui partecipano la maggior parte dei Paesi, il lavoro che ho mandato è stato valutato tra i primi dieci. Infine, la Società europea di chirurgia colorettale (ESCP) ha recentemente accettato un altro lavoro che presenterò al prossimo congresso che si terrà a settembre a Vienna.

C’è una stima sul numero di persone in Italia che soffre di emorroidi?
Almeno una persona su due ha sofferto di sintomatologia emorroidaria una volta nella vita, ma si ritiene che il dato sia sottostimato: questo perché non sempre le persone si rivolgono al medico, ma preferiscono, spesso per pudore, utilizzare metodi “fai da te”. Il numero di persone che vanno dallo specialista sono ancora meno rispetto a quelle che ne parlano con il proprio medico. Si suppone che in Italia ne soffrano in maniera costante circa 3 milioni. Di questi circa il 10% viene visitato e non più dell’1-2% candidato a intervento chirurgico.

Prevenzione e cura: che cosa può essere fatto utilmente prima di ricorrere all’operazione?
L’intervento è l’ultima delle opzioni nel trattamento della malattia emorroidaria. La prima cura la offrono una dieta equilibrata con fibre e una vita non sedentaria. Da non sottovalutare anche la possibilità di potere usufruire di un bagno pulito a disposizione quando necessario e di non reinviare troppo l’evacuazione. Come si può notare sono tutti consigli in contrasto con la maggior parte delle abitudini in gran parte obbligate dalla nostra società frenetica che ci offre lavori sedentari, ci obbliga a pasti rapidi e ci costringe a reinviare per ore l’evacuazione. La farmaceutica ci permette di ovviare a queste nostre diffuse carenze. Possiamo riuscire ad ammorbidire il bolo fecale con osmotici e fibre sintetiche assimilabili velocemente in dosi standard. Possiamo disinfiammare e proteggere i vasi emorroidali con bioflavonoidi. Qualche volta è necessaria una rieducazione motoria dell’atto evacuativo.

 È possibile effettuare questa operazione presso la Casa di Cura San Camillo?
Certamente. Le sale operatorie sono di ultima generazione e il materiale utilizzato è sempre il meglio disponibile sul mercato. Le stanze per la degenza, rinnovate recentemente, sono migliorate nella luminosità e nell’arredamento e offrono un ambiente confortevole. Il personale infermieristico è sempre informato su tutto, discreto e pronto per ogni evenienza. L’intervento viene eseguito in regime di Day Hospital che, tradotto in italiano, significa che non si deve rimanere a dormire neanche una notte. Questo rappresenta un traguardo notevole se si pensa che sono ammessi a questo tipo di degenza pazienti sottoposti a interventi rapidi e con l’utilizzo di antidolorifici “leggeri”. Ci si alza dal letto dopo circa 2 ore, si cena leggero e… a casa! Spesso trovo i pazienti che mi aspettano seduti leggendosi un libro o il tablet.

Quali sono i passaggi necessari per sottoporsi al MuRAL presso la Casa di Cura?
È necessaria una visita proctologica. È tuttavia raro che un paziente possa essere selezionato subito per l’intervento, spesso ci sono prima ulteriori approfondimenti strumentali.

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